Introduzione
A seguito dei recenti annunci tariffari da parte degli Stati Uniti, i mercati globali stanno entrando in una nuova fase di incertezza economica. Sebbene il 9 aprile sia stata comunicata una sospensione di 90 giorni delle misure, la minaccia della loro effettiva applicazione rimane.
Il quadro tariffario proposto prevede un’aliquota uniforme del 10%, con la possibilità di dazi “reciproci” aggiuntivi, calcolati in base al saldo commerciale di ciascun Paese con gli Stati Uniti. Pur avendo l’obiettivo dichiarato di affrontare gli squilibri commerciali di lungo periodo, tali misure sono destinate ad avere effetti differenziati a seconda della struttura economica e dell’esposizione commerciale di ciascuna giurisdizione.
Cina
Dopo che i dazi statunitensi sulle importazioni dalla Cina avevano raggiunto un livello massimo pari al 145%, ai quali Pechino aveva replicato con un’imposta del 125% sulle importazioni americane, vari cicli di negoziati tra rappresentanti commerciali dei due Paesi hanno portato a una de-escalation il 12 maggio.
Più precisamente, il Segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent e il Vicepremier cinese He Lifeng hanno concordato una tregua che riduce i dazi di rispettivamente 115 punti percentuali per 90 giorni.
Dal 13 maggio, pertanto, i dazi statunitensi sui prodotti cinesi ammontano al 30%, mentre i dazi cinesi sulle importazioni dagli Stati Uniti sono pari al 10%.
Si tratta di uno sviluppo positivo nei rapporti bilaterali, ma i livelli tariffari attuali continuano a incidere sulla competitività di prezzo degli esportatori cinesi nel mercato americano, soprattutto considerando la persistenza di dazi settoriali specifici.
Dato il ruolo centrale della Cina nelle catene globali del valore — in particolare nei settori dell’elettronica di consumo, dei semiconduttori e delle terre rare — le barriere all’importazione negli Stati Uniti sono destinate ad avere impatti rilevanti sulle industrie che dipendono dai beni intermedi provenienti dalla Cina.
Esistono tuttavia fattori di mitigazione:
- la Cina si è posizionata come sostenitrice coerente del libero scambio, adottando un approccio attendista per rassicurare mercati e investitori circa il proprio impegno alla cooperazione economica internazionale;
- secondo la Camera di Commercio dell’UE a Pechino, le esportazioni verso gli Stati Uniti rappresentano circa il 14% delle esportazioni totali cinesi (circa 550 miliardi di USD);
- l’attuale scenario tariffario potrebbe rafforzare la transizione cinese verso un modello di crescita più trainato dai consumi interni, nel quadro della strategia della “Doppia Circolazione”.
In questo contesto, pur rimanendo aperta al commercio internazionale e continuando ad attrarre IDE, la Cina potrebbe contare sempre di più sulla domanda interna come fattore di stabilizzazione, che offre ancora un ampio potenziale di crescita.
Di conseguenza, molte imprese straniere sono attese a mantenere o incrementare la propria presenza in Cina adottando la strategia “In China, For China”, volta a bilanciare l’esposizione globale con una maggiore resilienza mediante produzione e distribuzione localizzate.
Vietnam
Nel primo semestre del 2023, il Paese ha registrato 2.541 nuove imprese a capitale estero, con un incremento del 63,3% su base annua, e un afflusso complessivo di capitale estero contrattualizzato superiore a 12,7 miliardi di USD.
Negli ultimi anni, il Vietnam è emerso come beneficiario della graduale divergenza commerciale tra Stati Uniti e Cina, con diverse multinazionali che hanno scelto di diversificare le catene di approvvigionamento nell’ambito della strategia “China Plus One”.
Tuttavia, sebbene l’applicazione sia sospesa per tre mesi, il governo statunitense ha annunciato un dazio del 46% sulle esportazioni vietnamite verso il mercato USA. Tale misura potrebbe pesare sulle prospettive di crescita del Paese, data l’elevata dipendenza dalle esportazioni e la potenziale entità della discontinuità commerciale.
Detto ciò, lo scenario potrebbe aprire anche nuove opportunità:
- un rafforzamento del partenariato commerciale con la Cina, dato che varie imprese cinesi stanno pianificando siti produttivi in Vietnam;
- la capacità di continuare ad attrarre flussi di IDE, salire lungo la catena del valore e favorire una progressiva evoluzione verso produzioni a più alto valore aggiunto.
India
Le esportazioni indiane verso gli Stati Uniti potrebbero essere soggette a un dazio del 27% dopo la sospensione di 90 giorni. Pur trattandosi di un livello inferiore rispetto ad altri Paesi, se applicato, potrebbe ridurre la competitività dell’India in settori chiave come tessile, abbigliamento, carburanti minerali e prodotti chimici.
Gli Stati Uniti sono il primo mercato di destinazione per le esportazioni indiane, rappresentando circa il 18% del totale.
Al contempo, l’India potrebbe rafforzare la propria posizione nelle catene globali del valore, dal momento che varie imprese cercano di diversificare le operazioni nell’Indo-Pacifico. Ad esempio, Apple ha recentemente annunciato piani per trasferire parte della produzione dalla Cina all’India per attenuare i rischi tariffari sulle catene di fornitura.
L’India mantiene inoltre un forte potenziale di attrattiva come destinazione di IDE, grazie a:
- ampia forza lavoro,
- accesso a materie prime,
- economia digitale in crescita,
- consistenti prospettive di crescita a lungo termine.
Il recente accordo di libero scambio con l’Unione Europea potrà inoltre favorire una maggiore diversificazione dei mercati di esportazione, riducendo la dipendenza dal mercato statunitense.
Conclusioni
Sebbene l’amministrazione statunitense abbia mostrato disponibilità al dialogo, il quadro tariffario in evoluzione riflette una più ampia riconfigurazione delle dinamiche commerciali globali.
Per le economie orientate all’export, in particolare quelle profondamente integrate nelle catene globali del valore, diventa essenziale affrontare questa fase con lungimiranza strategica.
Per le imprese, la crescente complessità delle relazioni commerciali internazionali rende indispensabili:
- pianificazione di lungo periodo,
- accesso diversificato ai mercati,
- localizzazione delle attività.
Sul piano dei consumatori globali — in particolare statunitensi — l’impatto a valle si tradurrà in prezzi più elevati e aggiustamenti delle catene di approvvigionamento.
In questo contesto, gli attori economici dell’Indo-Pacifico e dell’Europa dovranno affrontare sia sfide sia opportunità, adattandosi a un sistema commerciale internazionale sempre più frammentato e competitivo.