Lo scorso 20 febbraio 2020, la Commissione Europea ha pubblicato un importantissimo studio (oltre 500 pagine) condotto in tutta l’Unione Europea, sugli obblighi di due diligence delle imprese relative alla loro supply chain (o catena di approvvigionamento). Secondo lo studio, condotto dagli studiosi del British Institute of International and Comparative Law e della London School of Economics, soltanto 1 impresa europea su 3 userebbe la “dovuta diligenza” nella verifica dell’impatto della propria supply chain sull’ambiente e sui diritti umani.

Lo studio si inserisce all’interno delle iniziative relative al cosiddetto Green Deal Europeo, il documento politico della Commissione capitanata da Ursula Von Der Leyen che ha inserito il generale concetto di sostenibilità tra i primari obiettivi dell’Unione. La sostenibilità europea ha come corollario la promozione del benessere ambientale e sociale, e le novità del Green Deal sono destinate ad incidere pesantemente sulla vita delle imprese.

Lo scopo del “Studio sui requisiti di due diligence nella catena di approvvigionamento” è stato quello di analizzare la normativa in tema ambientale e dei diritti umani (come, ad esempio, i principi guida in materia di diritti umani elaborati dall’ONU nel “Principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani”), proponendo altresì di sviluppare e proporre alcune possibili soluzioni sul tema.

L’urgenza e la sensibilità del tema hanno avuto, fin da subito, un impatto fondamentale sull’opinione pubblica e sulle stesse istituzioni europee, tanto che il Parlamento Europeo il 10 marzo ha adottato una risoluzione con cui invita la stessa Commissione ad adottare urgentemente una legge che obblighi le imprese a rispettare i diritti umani e l’ambiente, prevendendo la loro responsabilità in caso di violazione della stessa. La Commissione Europea, attraverso un comunicato, ha reso noto che la proposta sarà pronta già entro la fine dell’anno.

I possibili contenuti della proposta potrebbero essere l’obbligo per le imprese di controllare le attività dei propri fornitori e le conseguenze delle proprie operazioni in tema di ambiente e sicurezza del lavoro; l’obbligo di identificare, affrontare e risolvere i problemi legati alla propria catena del valore in tema di ambiente (ad esempio valutando l’impatto sul cambiamento climatico), di rispetto dei diritti umani e del lavoro (verificando il rispetto dei diritti sindacali dei lavoratori) e di “good governance”. Il Parlamento ha anche proposto di adottare misure obbligatorie in materia di beni importati, che qualora approvati si applicherebbero anche agli accordi economici e di libero scambio, come nei casi in cui la loro produzione derivi da gravi violazioni dei diritti umani, ad esempio in caso di sfruttamento del lavoro minorile.

Il rispetto degli obblighi dovrebbe essere garantito dalla previsione di una responsabilità delle stesse imprese europee che, in caso di violazione, sarebbero sottoposte a multe e restrizioni.

Il Green Deal europeo è destinato a trasformare l’ambiente economico europeo in tutte le sue sfaccettature. I professionisti di D’Andrea & Partners Legal Counsel monitorano costantemente le evoluzioni della normativa europea in tema di imprese e sostenibilità. Contattaci a info@dandreapartners.com per dubbi o informazioni relative alle attività di due diligence in ambito europeo.