Il mondo virtuale cinese si espande

Il mondo virtuale cinese si espande

Bitcoin è una moneta elettronica creata nel 2009, il cui inventore è noto con lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto.

A differenza della maggior parte delle valute tradizionali, il bitcoin non viene gestito da un ente centrale. Esso utilizza, invece, un database che tiene traccia delle transazioni, e sfrutta la crittografia per gestirne gli aspetti funzionali come la generazione di nuova moneta e l’attribuzione di proprietà.


La rete Bitcoin consente il possesso e il trasferimento anonimo delle monete; i dati necessari a utilizzare i propri bitcoin possono essere salvati su uno o più personal computer sotto forma di “portafoglio” digitale, o mantenuti presso terze parti che svolgono funzioni simili ad una banca. In ogni caso, i bitcoin possono essere trasferiti attraverso Internet verso chiunque disponga di un “indirizzo bitcoin”. La struttura peer-to-peer della rete Bitcoin e la mancanza di un ente centrale rende impossibile a qualunque autorità, governativa o meno, il blocco dei trasferimenti, il sequestro di bitcoin senza il possesso delle relative chiavi o la svalutazione dovuta all’immissione di nuova moneta.


Pechino è diventata la piazza numero uno per transazioni in bitcoin. E questo nonostante, dal 2013, sia in vigore il divieto per banche e istituzioni finanziarie di detenere e transare la criptovaluta. I privati, al contrario, sono liberi di operare come meglio credono. La Cina movimentava l’80% del moneta virtuale nel 2015, secondo un rapporto della banca Goldman Sachs, e da allora i volumi sono cresciuti ulteriormente.


Il sito specializzato Bitcoinity.org dimostra che, negli ultimi sei mesi, delle 32 principali piattaforme mondiali di scambio di bitcoin, le prime quattro usano lo yuan cinese.


Il bitcoin è soggetto ad un costante rialzo del proprio valore. Si tratta soprattutto di un rialzo strutturale. Bisogna considerare la natura anti inflazionistica della criptomoneta la cui circolazione è limitata a priori. L’offerta dei bitcoin che viene scambiata online e che non ha una banca centrale alle spalle, ogni 4 anni si dimezza e il prezzo è tendenzialmente sempre in crescita. A stabilirlo è il protocollo pubblicato il 31 ottobre 2008, secondo il quale il numero massimo di bitcoin che possono essere messi in circolazione nel tempo è 21 milioni. Per questa moneta non è pensabile una quotazione stabile, soprattutto perchè si basa sullo scambio di utenti.


Le prospettive del prezzo del bitcoin non possono, dunqu, che essere costantemente in rialzo e lo saranno fino al 2040, quando il sistema finirà.


Una ulteriore ragione del successo della moneta virtuale è il fatto che gli investitori lo usano spesso come bene rifugio: le monete che vengono vendute rappresentano una capitalizzazione bassa e sono un utile strumento di transazione cross-border in situazioni di emergenza. Si pensi al caso del Venezuela, dove una cattiva politica monetaria e il ritiro delle banconote hanno lasciato un paese allo sbando e con una inflazione elevatissima. Qui alcuni imprenditori continuano a svolgere attività di business proprio grazie al bitcoin. La criptovaluta, inoltre, in altri Paesi sopperisce all’assenza di un sistema bancario, è il caso, ad esempio, di molti stati africani.


Tornando al “primato” cinese, la Postal Savings Bank of China (Psbc) sarà la prima banca del paese a utilizzare il sistema Blockchain. Lo scopo dell’operazione, annunciata recentemente dalla banca cinese, e che a settembre scorso aveva lanciato un’offerta pubblica iniziale con l’obiettivo di raccogliere otto miliardi di dollari, è quello di “condividere informazioni in tempo reale e aumentare il controllo tra gli azionisti”.


Il Blockchain “migliora l’efficienza delle transazioni finanziarie”, ha spiegato il capo di Psbc, Lyu Jiajin. Blockchain, il protocollo che rende sicuro e controllabile l’utilizzo di valuta virtuale (bitcoin), rientra anche nel tredicesimo piano quinquennale di sviluppo cinese, varato lo scorso anno, nel settore dell’Information Technology, e per molti è destinato a rivoluzionare il sistema finanziario globale.


In Cina permane molto scetticismo da parte delle istituzioni finanziarie sull’uso del bitcoin: nel 2013, la banca centrale cinese aveva vietato alle banche di effettuare transazioni in tale forma. All’inizio del 2017, invece, l’istituto pechinese ha avvertito i vertici delle tre maggiori piattaforme di trading in bitcoin cinesi dei rischi connessi all’utilizzo della criptovaluta e della sua volatilita’, considerata “anormale” dalla banca centrale cinese.


Il 30 dicembre 2016 la Banca centrale cinese ha annunciato che, da luglio 2017, le banche e le istituzioni finanziarie dovranno tracciare tutte le transazioni interne e verso l’estero superiori ai 50mila yuan (circa 7.200 euro) e le rimesse individuali oltre i 10mila dollari. Inoltre, dal primo gennaio saranno effettuati controlli sulle riserve personali di valuta straniera , sebbene la quota individuale di 50mila dollari sia rimasta invariata.

Il governo ha giustificato il giro di vite come un’azione per scoraggiare il riciclaggio di denaro o il finanziamento al terrorismo e non per controllare i movimenti di capitali. Per gli esperti, tuttavia, la stretta potrebbe addirittura alimentare il mercato del bitcoin. Inoltre l’apprezzamento della criptovaluta in questo momento lo rende un investimento allettante, a fronte di un renminbi che perde valore; negli ultimi sette giorni (dato Bitcoinity) Btcchina ha scambiato 14,6 milioni di bitcoin, Okcoin 12,3 milioni e Huobi 12,1 milioni, nel complesso il 98% del mercato mondiale.


Quanto all’utilizzo dei bitcoin in Italia, Bankitalia ha chiarito come “in Italia l’aquisto, l’utilizzo e l’accettazione in pagamento delle valute virtuali debbono allo stato ritenersi attività lecite; le parti sono libere di obbligarsi a corrispondere somme anche non espresse in valute aventi corso legale”, ma è stato l’unico ente italiano a pronunciarsi.

Per ulteriori informazioni su questo tema e sull’e-money, scrivere a info@dandreapartners.com

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