È stato recentemente avviato in Cina un nuovo piano di promozione dei prodotti alimentari italiani con i marchi di qualità “DOP”, “IGP” e “BIO” nei ristoranti e nei supermercati cinesi, sotto la supervisione dell’Agenzia ICE (Istituto Nazionale Commercio Estero) e del Ministero dell’Agricoltura.

L’inaugurazione del programma è avvenuta con la presentazione, nel mese di febbraio di quest’anno, dei nuovi menù dedicati ai prodotti italiani agroalimentari certificati, disponibili in tredici ristoranti di cucina italiana di Pechino, che vantano il certificato dell’Italian Federation of Chefs (Ifc). Gli stessi prodotti sono poi stati resi disponibili nella catena di supermercati Jenny Lou, specializzati nella commercializzazione di prodotti alimentari importati.

Il piano si inserisce nel quadro di un più vasto programma informativo e promozionale del l’ICE, che si pone l’obiettivo di sottolineare ai consumatori cinesi l’importanza ed il ruolo delle certificazioni di qualità per il riconoscimento dell’autenticità dei prodotti enogastronomici tipici.

Le eccellenze italiane nel campo agroalimentare sono infatti oggetto di una sempre maggiore attenzione dei consumatori cinesi, destinata ad essere ulteriormente favorita dalla forte riduzione dei dazi all’importazione su alcuni prodotti cardine del Made in Italy a tavola: si segnalano in particolare le riduzioni introdotte, a partire dal dicembre 2017, per i formaggi stagionati tra i quali il Parmigiano Reggiano ed il Grana Padano (da 15/12% all’8%) e per la pasta ed alcuni insaccati (da 15 all’8%).

I marchi di qualità menzionati (DOP, IGP e BIO) sono stati introdotti dall’Unione Europea allo scopo di tutelare e allo stesso tempo promuovere alcune produzioni agricole con caratteristiche particolari e uniche, legate ai propri territori di origine e alle tradizioni enogastronomiche.

L’Italia si conferma il primo Paese per numero di riconoscimenti di qualità conferiti dall’Unione Europea. I prodotti agroalimentari certificati riconosciuti al 31 dicembre 2016 sono 291 (13 in più sul 2015); tra questi, quelli attivi sono 279 (95,9% del totale), spiega l’ISTAT nel report “I prodotti agroalimentari di qualità Dop, Igp, Stg” del 15.01.2018.

Ma veniamo ora ad esaminare brevemente il significato di queste certificazioni.

Con il Marchio DOP (Denominazione di Origine Controllata) si identificano i prodotti: 1) Originari di un luogo, una regione o, in casi eccezionali, di un Paese determinato; 2) la cui qualità o le cui caratteristiche sono dovute essenzialmente o esclusivamente ad un particolare ambiente geografico ed ai suoi intrinseci fattori naturali ed umani; 3) le cui fasi di produzione si svolgono interamente nella zona geografica delimitata (v. Regolamento UE n. 1151/2012, art. 5).

Si tratta quindi di un marchio di tutela giuridica che viene attribuito dall’Unione Europea a quei prodotti agricoli ed alimentari le cui caratteristiche qualitative dipendono essenzialmente o esclusivamente dal territorio in cui sono stati prodotti. L’ambiente geografico è per legge comprensivo dei fattori naturali ed umani, quindi anche delle conoscenze e delle tecniche locali. Inoltre la produzione delle materie prime e la loro trasformazione fino al prodotto finito devono essere effettuate nella regione delimitata di cui il prodotto porta il nome.

Con il Marchio IGP (Indicazione Geografica Protetta) ci si riferisce invece ai prodotti 1) Originari di un determinato luogo, regione o Paese; 2) alla cui origine geografica sono essenzialmente attribuibili una data qualità, reputazione o altre caratteristiche e 3) la cui produzione si svolge per almeno una delle sue fasi nella zona geografica delimitata (v. Regolamento UE n. 1151/2012, art. 5).

Anch’esso è un marchio di tutela giuridica che viene attribuito dall’Unione Europea a quei prodotti agricoli ed alimentari per i quali una determinata qualità, la reputazione o un’altra caratteristica dipendono dall’origine geografica. Per ottenere il marchio IGP quindi, almeno una fase del processo produttivo deve avvenire in una particolare area; esso certifica che non tutto il processo produttivo è legato alla zona d’origine dichiarata, ma lo sono le fasi più importanti, ossia quelle che danno al prodotto il suo carattere peculiare.

 

Possono fregiarsi del marchio “BIO” i prodotti coltivati, lavorati e messi in commercio secondo la normativa europea, le cui caratteristiche di prodotto biologico sono certificate da appositi enti autorizzati. La produzione biologica è definita come un sistema globale di gestione dell’azienda agricola e di produzione agroalimentare basato sull’interazione tra le migliori pratiche ambientali, un alto livello di biodiversità, la salvaguardia delle risorse naturali, l’applicazione di criteri rigorosi in materia di benessere degli animali e una produzione confacente alle preferenze di taluni consumatori per prodotti ottenuti con sostanze e procedimenti naturali.

Una spinta propulsiva per i prodotti certificati italiani (ma anche europei) deriva inoltre dal riconoscimento delle Indicazioni Geografiche (IG) da parte della Repubblica Popolare Cinese.

Infatti, il 2 giugno 2017 l’Unione Europea e la Cina hanno concordato di pubblicare formalmente un elenco di duecento indicazioni geografiche europee e cinesi (100 per parte), che le due parti si impegnano a salvaguardare da imitazioni ed usurpazioni. Tra i 100 marchi europei entrati a far parte dell’accordo, ben 26 sono italiani (Aceto balsamico di Modena – Asiago – Asti – Barbaresco – Bardolino Superiore – Barolo – Brachetto d’Acqui – Bresaola della Valtellina – Brunello di Montalcino – Chianti – Conegliano/ Valdobbiadene/ Prosecco – Dolcetto d’Alba – Franciacorta – Gorgonzola – Grana Padano – Grappa – Montepulciano d’Abruzzo – Mozzarella di Bufala Campana – Parmigiano Reggiano – Pecorino Romano – Prosciutto di Parma – Prosciutto di San Daniele – Soave – Taleggio – Toscano/a – Vino nobile di Montepulciano).

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