Sempre più forte l’attrattiva che l’economia verde esercita sulle aziende a livello mondiale. L’innovazione sostenibile, in particolare, è considerata il principale fattore di sviluppo aziendale, e, allo stesso tempo, quest’ultimo implica lo sviluppo delle soluzioni dell’economia verde. Questo perchè, se da un lato, l’utilizzo efficiente ed intelligente di risorse naturali aiuta le aziende a ottimizzare le spese energetiche, dall’altro, il loro interesse in questa nuova categoria di risorse apporta capitale alla ricerca e allo sviluppo di questo importante settore.

Il Presidente della Fondazione Italiana “Enea” per l’economia verde ha affermato che la crescita di tale settore “può contribuire in modo significativo allo sviluppo di interi Paesi. Infatti, le società che producono beni e servizi per la qualità ambientale e quelle che investono nell’innovazione sostenibile per processi di produzione pulita, hanno maggiori possibilità di sviluppo tanto nei mercati interni quanto in quelli esteri, poichè rispondono in maniera ottimale alla necessità di benessere e di salvaguardia di quel bene così prezioso al giorno d’oggi che è l’ambiente”.

Alcuni dati analitici presi dal “Green Economy Report” dell’UE, 2014, esemplificano l’impatto che l’economia verde può avere sul profitto delle aziende. Considerando, ad esempio, il settore manufatturiero, solitamente il 40% dei costi aziendali è rappresentato dalle materie prime; la stima si alza al 50% del valore totale dei costi di produzione se includiamo le risorse energetiche e i rifornimenti d’acqua, mentre l’incidenza internazionale media della manodopera oscilla tra il 10 e il 20%.

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Solo in riferimento al mercato europeo, un utilizzo migliore delle risorse porterebbe a un potenziale risparmio annuale di 630 miliardi di euro. I dati del 2014 relativi all’Europa dicono che il 93% delle SME (piccole e medie imprese) ha già messo in atto alcune politiche in materia di efficienza energetica; la maggior parte di queste riguarda la riduzione dei rifiuti, seguono quelle relative al risparmio energetico e delle materie prime; più della metà di queste aziende, favorisce il riciclaggio (o lo smaltimento dei rifiuti al suo interno) o il risparmio dell’acqua.

Le principali ragioni che motivano tali politiche aziendali riguardano la riduzione dei costi, l’adozione di politiche eco-compatibili, incentivi finanziari e fiscali e opportunità commerciali.

In base alle politiche dell’Unione Europea, le misure fondamentali per lo sviluppo di un’economia verde includono: riforme fiscali eco-compatibili, progetti di studio per ottimizzare lo sfruttamento delle risorse e sviluppare strumenti all’avanguardia, investimenti nelle “infrastrutture verdi” e nella protezione del suolo e delle acque, programmi nazionali per migliorare efficienza e risparmio energetico, promozione di attività per il reciclaggio dei rifiuti, investimenti nel settore delle energie rinnovabili, programmi per la ricreazione e riqualificazione urbana, investimenti nella “mobilità sostenibile”, valorizzazione di prodotti agricoli di qualità e progetti per “l’assunzione giovanile verde”.

Punto chiave delle politiche nazionali, tanto quanto sotto l’aspetto economico che sotto quello salutare, è diventato la decarbonizzazione della Cina. Dal punto di vista economico, il processo di decarbonizzazione porterebbe, in meno di cinque anni, alla creazione di 9,5 milioni di posti di lavoro nella RPC, facendo balzare il PIL a ottomila miliardi di RMB, e con un risparmio energetico superiore a millequattrocento miliardi di RMB. Questi i numeri risportati da uno dei più grandi gruppi di esperti del Paese, la Commissione Cinese per la Cooperazione Internazionale sull’Ambiente e lo Sviluppo (CCICED), presieduta dal Primo Ministro della RPC Li Keqiang.

Ciò vuol dire che il governo cinese trae vantaggio piu` di tutti dall’attuazione di tali politiche, in un Paese che, paradossalmente, occupa una posizione da leader nel settore dell’economia verde e, allo stesso tempo, è il paese piu` inquinato al mondo. Tra le politiche implementate per accelerare l’arrivo del “turning point” nel settore verde, vi sono l’introduzione delle tasse sulle risorse e i carboni fossili, agevolazioni sui veicoli elettrici, incentivi per il fotovoltaico e, in generale, a sostegno delle energie rinnovabili, e nuovi criteri di gestione finanziaria che influenzano l’utilizzo efficiente delle risorse scarse, come l’acqua.

Le politiche della CCICED si oppongono al principio della “crescita a tutti i costi”: rivolgendosi soprattutto ai governi provinciali, la CCICED ha già evidenziato negli anni passati come “la cieca ricerca della crescita economica sta diventanto un ostacolo per lo sviluppo dell’economia verde in Cina”.

Conclusioni. Il futuro dell’economia verde.

Sulla base di tali premesse, risulta ben chiaro come l’importanza dell’economia verde vada oltre gli interessi esclusivamente economici o di quelli della salute, conciliando, invece, entrambi i valori.

I benefici derivanti dall’economia verde riguardano ogni strato della popolazione e ogni Paese, e sono strettamente interconnessi tra loro sulla base di un’influenza reciproca e di uno sviluppo comune.

La crescita di Paesi e aziende significa crescita economica; a sua volta, la crescita economica stimolata dall’attuazione di “progetti verdi” accresce la possibilità di portare avanti ricerca e sviluppo in questo settore innovativo dell’economia. E infine, più l’economia verde dominerà i mercati, prima il mondo diventerà un luogo pulito, nonostante più di duecento anni di costante, incredibile evoluzione.

Per maggiori informazioni su normative, incentivi per la green economy in Cina come in Europa, scrivere una email a info@dandreapartners.com

 

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