La Cina è il secondo partner commerciale dell’India dopo gli Stati Uniti (US) e, di conseguenza, l’India è fortemente dipendente dalla Cina in materia di commercio, tecnologia e investimenti. Tuttavia, in seguito alla diffusione del COVID-19 in India, le relazioni economiche e politiche tra i due paesi hanno visto un cambiamento epocale con l’introduzione di diverse sanzioni commerciali nei confronti della Cina da parte dell’India. Divya Hazra e Veronica Gianola di D’Andrea and Partners analizzano come l’India stia tentando di ridurre la propria dipendenza dalla Cina e le potenziali implicazioni per le aziende Europee

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Attrito crescente

Il 13 aprile, la Banca popolare cinese ha aumentato la sua partecipazione nella principale banca commerciale indiana Housing Development Finance Corporation (HDFC) dallo 0,8% all’1,01% attraverso acquisti sul mercato, causando un terremoto tra i regolatori Indiani. Mentre i mercati azionari Indiani crollavano bruscamente a causa del COVID-19, i regolatori temevano che le società Cinesi controllate dallo stato potessero acquisire beni di società Indiane a prezzi bassi. Pertanto, per frenare le “acquisizioni opportunistiche di società Indiane” in queste circostanze, il governo centrale ha modificato la politica degli investimenti esteri diretti (IDE) introducendo restrizioni su tutti gli investimenti esteri diretti e indiretti da sette paesi che condividono i confini terrestri con India – Cina, Pakistan, Bangladesh, Myanmar, Bhutan, Afghanistan e Nepal. In base alle normative introdotte, tali investimenti richiederebbero obbligatoriamente l’approvazione del governo. Mentre l’India ha etichettato questo come un primo passo verso un migliore monitoraggio e protezione delle aziende Indiane che stanno attraversando una fase finanziaria difficile, il governo Cinese ne ha affermato la natura discriminatoria e contro la politica di libero scambio dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO).

Nel giugno 2020, uno scontro al confine tra India e Cina sull’Himalaya – il più significativo degli ultimi quattro decenni – ha causato la morte di 20 soldati Indiani e un numero imprecisato di Cinesi. Questo scontro ha incitato molti politici Indiani a spingere il governo a boicottare i prodotti Cinesi. A Settembre, il governo Indiano aveva bandito 118 app Cinesi, comprese quelle molto popolari come WeChat, TikTok e Alipay: l’India è il più grande mercato estero di TikTok con oltre 200 milioni di utenti[1]. Il governo ha giustificato questa azione per motivi di sicurezza nazionale e riservatezza dei dati, sostenendo che era necessario impedire al governo cinese di avere accesso alle informazioni personali dei cittadini Indiani. Il 30 giugno, Mr Zhao Lijian portavoce del Ministero degli Esteri Cinese (MOFCOM), ha commentato l’accaduto con: “il governo Indiano ha la responsabilità di proteggere i diritti e gli interessi legittimi degli investitori internazionali in India, comprese le imprese Cinesi, in conformità con i principi di mercato”[2].

La multinazionale tecnologica cinese Huawei svolge un ruolo molto importante nel settore delle telecomunicazioni Indiano da quasi due decenni. A dicembre 2019, l’India ha consentito a Huawei di partecipare ai test del 5G. Tuttavia, dopo la situazione di stallo al confine, i sentimenti sono cambiati. Secondo diversi report dei giornali, il governo Indiano ha emesso ordini non ufficiali alle società di telecomunicazioni locali impedendo loro di entrare in iniziative con fornitori di servizi Cinesi, tra cui Huawei[3].

La Cina è la principale fonte di importazioni dell’India, coprendo una vasta gamma di prodotti come elettronica, prodotti chimici, farmaceutici, fertilizzanti, parti di automobili, mobili, carta, macchinari pesanti e giocattoli di plastica. L’epidemia di COVID-19 in Cina ha avuto un grave impatto sulle catene di fornitura, che ha ostacolato la capacità di produzione di molte industrie in India. Per rendere l’India autosufficiente e frenare le importazioni di materie prime non essenziali dalla Cina, il governo Indiano sta cercando di imporre tariffe più elevate e altre misure come standard di conformità più elevati per 300 prodotti[4].

La dipendenza dell’India dalla Cina

Lo squilibrio commerciale tra India e Cina è enorme. Secondo i dati del Ministero del Commercio Indiano per l’anno fiscale terminato a marzo 2020, l’India ha importato prodotti dalla Cina per un valore di oltre 65 miliardi di USD e ha esportato solo circa 16,6 miliardi di USD[5]. Il deficit commerciale dell’India con la Cina rappresenta la metà del deficit commerciale totale.

Il settore farmaceutico indiano è il terzo al mondo per volume. Proprio come con le industrie farmaceutiche di molti Stati membri dell’Unione europea (UE), l’India dipende fortemente dalle materie prime Cinesi, in particolare dagli ingredienti farmaceutici attivi (API) necessari per produrre medicinali per il diabete, antibiotici e vitamine. In assenza della fornitura di API dalla Cina, potrebbe essere difficile per i produttori Indiani soddisfare le richieste globali.

Gli investimenti Cinesi in start-up Indiane e soprattutto nel settore tecnologico sono cresciuti notevolmente negli ultimi anni. Alibaba e Tencent, le più grandi società quotate in Cina, sono azionisti di oltre una dozzina di startup Indiane che valgono collettivamente decine di miliardi di dollari. Alcune delle più grandi società di venture capital della Cina come Qiming, CDH e Morningside hanno anche alcune attività in India. Si prevede che il cambiamento nella politica degli IDE dell’India avrà un grande impatto sugli sforzi di raccolta fondi delle start-up nazionali e delle micro, piccole e medie imprese (MSME) in un momento in cui le fonti di finanziamento sono estremamente limitate.

Anche il mercato interno degli smartphone da 30 miliardi di dollari, il secondo più grande al mondo, potrebbe subire gravi interruzioni. Xiaomi occupa una quota del 30% nei mercati degli smartphone Indiani, seguita da altri marchi cinesi come Vivo, Realme e Oppo[6]. Xiaomi e molte altre aziende Cinesi hanno costituito unità di produzione in India per soddisfare le richieste del mercato locale. Se le aziende Cinesi vengono spinte a chiudere i negozi in India a causa dei cambiamenti politici, i tassi di disoccupazione in India potranno solamente aumenteranno durante questi tempi economici difficili. Con le società di telecomunicazioni in India che lottano per rendere redditizie le reti 4G domestiche, si stima che il divieto a società come Huawei di creare reti 5G nel paese aumenterà i costi di un passaggio al 5G fino al 35%[7].

Cosa ci aspetta

Negli ultimi cinque anni, l’economia Indiana è cresciuta tra il 5 e il 7% all’anno. Tuttavia, la continua diffusione di COVID-19 ha avuto un impatto economico negativo. Secondo le ultime proiezioni del Fondo Monetario Internazionale, il PIL Indiano dovrebbe ridursi del 10,3% nel 2020, il più basso tra i mercati emergenti. La Cina è uno dei principali investitori nelle start-up e nelle aziende tecnologiche dell’India, fornisce materie prime essenziali e assorbe alcune delle esportazioni agricole del paese. Mentre la dipendenza dell’India dalla Cina può ridursi nel tempo, le politiche mirate a un calo immediato del commercio tra i due paesi potrebbero avere un impatto negativo sulla già sanguinante economia Indiana. La classe politica Indiana deve avere un approccio equilibrato per essere in grado di sviluppare politiche e regolamenti che attirino il commercio e gli investimenti esteri da altri paesi e promuovano la crescita delle MSME indiane per soddisfare le richieste dei mercati indiani e globali.

Uno di questi mezzi potrebbe essere quello di promuovere le relazioni commerciali tra l’UE e l’India. I colloqui per un accordo di libero scambio (ALS) tra l’UE e l’India sono iniziati nel 2007, tuttavia fino ad oggi non sono stati compiuti progressi visibili. Mentre l’UE rappresenta l’11,1% del commercio indiano totale, l’India è il decimo partner commerciale dell’UE, con appena l’1,9% del suo commercio totale di merci nel 2019[8]. Detto questo, sia l’UE che l’India si sono rese conto che diventare alleati potrebbe avere molti risultati reciprocamente vantaggiosi. Il 15° vertice UE-India condotto virtualmente nel luglio 2020 è stato una dimostrazione di una maggiore cooperazione tra i due partner, con sui entrambi hanno deciso di lavorare insieme per promuovere la pace, aumentare le opportunità di lavoro, stimolare la crescita economica e rafforzare la crescita sostenibile dei paesi membri . Mentre i paesi membri dell’UE e l’India stanno entrambi cercando di diversificare la loro catena di approvvigionamento e ridurre la dipendenza dalla Cina, un piano d’azione strategico orientato per una partnership commerciale rafforzata tra i due partner può essere il futuro nello scenario economico globale di oggi.

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D’Andrea & Partners è uno studio legale internazionale e punto di riferimento per le aziende che vogliono entrare nel mercato globale e avere successo. Fondato dal Managing Partner Carlo Diego D’Andrea, avvocato e pioniere del diritto italiano ed europeo in Cina, oggi lo studio è composto da professionisti provenienti da diversi paesi del mondo. Oltre alla principale sede operativa a Shanghai, D’Andrea & Partners ha numerose filiali in Cina e fuori dal Paese in Italia, India, Vietnam e Russia. I clienti dello studio comprendono grandi gruppi industriali, oltre a medie imprese italiane, europee, cinesi e globali.

[1] Manish Singh, TikTok makes education push in India, TechCrunch, 17h Ottobre 2019, <https://techcrunch.com/2019/10/17/tiktok-education-edutok-india/>.

[2] Foreign Ministry Spokesperson Zhao Lijian’s Regular Press Conference on June 30, 2020, MOFCOM, 30 Giugno 2020, <https://www.fmprc.gov.cn/mfa_eng/xwfw_665399/s2510_665401/2511_665403/t1793427.shtml>

[3] India’s Huawei snub prompts new crisis for Chinese telecoms group, Financial Times, < https://www.ft.com/content/313833af-92ae-4bbe-8b9e-0f7faaa5faef>

[4] Banikinkar Pattanayak, Importing these items from China may get difficult; govt mulls stricter curbs amid India-China faceoff, Financial Express, 22 Giugno 2020, <https://www.financialexpress.com/economy/eye-on-china-india-plans-stricter-curbs-on-low-grade-imports/1998890/>

[5] Export/Import Data Bank, Department of Commerce, Ministry of Commerce and Industry, Government of India, <https://commerce-app.gov.in/eidb/ecnt.asp>

[6] India Smartphone Market Share: By Quarter, Counterpoint, 17 Agosto 2020, <https://www.counterpointresearch.com/india-smartphone-share>

[7] Archana Chaudhary, Ragini Saxena, PR Sanjai and Saritha Rai, China’s Huawei, ZTE set to be shut out of India’s 5G trials, The Economic Times, 13 Agosto 2020, <https://economictimes.indiatimes.com/industry/telecom/telecom-news/chinas-huawei-zte-set-to-be-shut-out-of-indias-5g-trials/articleshow/77528916.cms?from=mdr>

[8] Manisha Reuter, How China could push Europe and India closer together, European Council on Foreign Affairs, 12 Ottobre 2020, <https://ecfr.eu/article/commentary_how_china_could_push_europe_and_india_closer_together/>

 

*Tratto dall’articolo pubblicato su Eurobiz il 7 Dicembre 2020.

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https://www.eurobiz.com.cn/firewall-for-china/