Tra tutte le notizie ampiamente trattate dalla stampa, una in particolare sta catturando l’attenzione: la criptovaluta, di cui discuteremo in questo articolo.  Il problema della regolamentazione legale delle criptovalute sta acquistando sempre piu’ importanza in tutto il mondo; infatti, i paesi interessati hanno adottato approcci differenti, molto variegati tra loro, che spaziano dal divieto completo di offerta iniziale di moneta, alla fatturazione di bitcoin in generale (Tailandia), alla completa regolamentazione del fenomeno (Bielorussia).

Alla luce delle circostanze attuali, l’incertezza della criptovaluta in Russia da un punto di vista legale e’ considerata dunque una situazione tipica. Ad ogni modo, con il crescere del business delle criptovalute il bisogno di un’ azione concreta e’ diventato sempre piu’ impellente; percio’, il 24 ottobre 2017, il Presidente della Russia Vladimir Putin ha dato istruzioni alla Banca russa ed al governo di sviluppare la regolamentazione riguardante le criptovalute, l’estrazione e l’offerta iniziale di moneta e di apportare le dovute modifiche alla relativa legislazione entro l’1 Luglio 2018. Come risultato, la Duma Statale della Federazione Russa sta enucleando due proposte di legge federale che riguardano direttamente la regolamentazione delle criptovalute nel territorio della Federazione Russa:

1) Proposta “Sui Beni Digitali” come variante di una regolamentazione piu’ severa

Il documento definisce la criptovaluta come un tipo di bene finanziario digitale che e’ oggetto del diritto di proprieta’; e’ infatti previsto che questo bene non venga definito come uno strumento di pagamento (in altre parole, non equivale alla valuta/moneta legale). Le transazioni con la criptovaluta dovrebbero essere effettuate da partecipanti ad un mercato speciale – operatori dello scambio dei beni finanziari digitali.

2) Proposta “Sull’Emendamento alla Prima, Seconda e Quarta Parte del Codice Civile della Federazione Russa” come sostituzione della regolamentazione imprecisa

Questo documento definisce la valuta digitale come una serie di dati elettronici (codice digitale o di riferimento), che non identifica alcun oggetto su cui si possano esercitare diritti, ma in certi casi prescitti dalla legge puo’ essere usata come metodo di pagamento. La proposta contiene anche la definizione di diritto digitale, considerato come un codice digitale unico o di riferimento, che rende possibile la lettura in ogni momento dell’oggetto dei diritti civili.

E’ evidente dalla descrizione della relativa proposta quanto il concetto di criptovaluta causi un numero considerevole di dibattiti e contraddizioni anche in questo  stadio iniziale di considerazione da parte della Duma Statale, inoltre, c’e’ la possibilita’ che la summenzionata proposta richieda alcune “rifiniture” in futuro.

Per meglio comprendere la situazione, occorre guardare al quadro giudiziale attuale. Recentemente, una decisione importante e’ stata presa in riferimento al caso di bancarotta contro Ilya Tsarkov. Uno degli aspetti considerati dalla Corte e’ stato la possibilita’ di includere i bitcoin nel Criptoportafoglio all’interno del sito www.blockchain.info, tra le voci della bancarotta. Il responsabile finanziario ha sostenuto che i bitcoin fossero  beni soggetti a  diritto di proprieta’, percio’ da includersi nella dichiarazione di bancarotta; successivamente, i rappresentanti legali del debitore hanno dichiarato che i bitcoin non fossero oggetto di diritti civili, conseguentemente non potevano essere inclusi nelle proprieta’ rilevanti per la bancarotta.

Seguendo le conclusioni del caso, la Corte ha supportato il secondo parere, altresi’ rifiutandosi di includere la criptovaluta nei beni della bancarotta. Al tempo stesso, la decisione e’ stata basata sul fatto che, dal momento che il concetto e la natura legale della criptovaluta, cosi’ come la definizione della sua circolazione, non trovano un’appropriata definizione all’interno della legge, risulta impossibile determinare in quale categoria classificarla. La Corte dunque non si trovava nella posizione di risolvere la questione da sola, ne’ di applicare regole per analogia.

Inoltre, a prescindere dall’attenzione e dal crescente business che ruotano attorno la criptovaluta, in molti casi, questa e’ considerata un fattore esterno alla disciplina del diritto civile, almeno fino a quando essa non verra’ regolamentata definitivamente. D’Andrea & Partners continuera’ a monitorare eventuali novita’ riguardanti questo argomento; per qualsivoglia domanda sul business della criptovaluta in Russia ed in Cina, siete pregati di contattarci tramite l’indirizzo mail info@dandreapartners.com .