Nuove opportunità per le banche straniere in Cina

 Premessa

 

Generalmente il settore bancario viene considerato ad elevata reddittività.

In base al report 2015-2019 della China Banking Industry, calcolato su un margine d’interesse del 3%, solo la voce prestito apporterà automaticamente 800-900 miliardi di RMB di utile annuo al mercato bancario cinese.

 

In data 22 Dicembre 2014, il Consiglio di Stato della RPC ( The State Council ) ha annunciato la modifica della Regulation of the People’s Republic of China on the Administation of Foreign-funded Banks (中人民共和国外行管理条例2014(di seguito “New Regulation”) che secondo il legislatore faciliterà l’accesso al mercato alle banche straniere con il fine di liberalizzare ulteriormente il settore bancario.

 

Il nuovo regolamento e’ entrato in vigore dal 01 Gennaio 2015. In base alle nuove disposizioni, la Cina estenderà la liberalizzazione del suo settore finanziario diminuendo il controllo sull’accesso al mercato locale per banche con investimenti esteri ( banche straniere).

Sviluppo della presenza di banche straniere in Cina.

 

Background Storico

Dal 1979 al 1997

 

Le Banche straniere iniziarono ad entrare nel mercato cinese dopo l’avvio delle riforme economiche nel 1978 con le politiche di apertura iniziate da Deng Xiao Ping. Un gruppo di banche straniere stabilì degli uffici di rappresentanza a Pechino, concentrando la maggior parte delle loro attività finanziarie nelle zone economiche speciali (soprattutto a Shenzhen, una zona economica speciale vicino ad Hong Kong). Tuttavia un ampio investimento di capitale fu pressoché impossibile e le banche rimasero relativamente inattive poiché il governo cinese controllava in modo severo la politica finanziaria.

Dal 1998 al 2001

A causa della crisi finanziaria asiatica del 1997, le banche straniere trascorsero questo periodo riconsiderando le proprie strategie di sviluppo. Il mercato delle banche straniere diminuì a causa della stagnazione del mercato cinese e della recessione finanziaria. La banca centrale cinese, The People’s Bank of China, reagì abbassando nove volte i propri tassi d’interesse di riferimento allo scopo di stimolare la domanda. Queste misure ridussero il vantaggio finanziario delle banche straniere comprimendo i prestiti in valuta estera a causa di una previsione di stima più alta.

Dal 2002 ad oggi

Con l’accesso nel WTO, nel 2001, la Cina assicurò la possibilità alle banche straniere di condurre operazioni denominate in RMB e le istituzioni finanziarie straniere stabilitesi in Cina dal 2001 al 2013 aumentarono da 190 a più di 400. Il Consiglio di Stato pubblicò inoltre il “Regulation of the People’s Republic of China on the Administration of Foreign-funded Banks(中人民共和国外行管理条例)(di seguito indicato come “New Regulation”). Nel Dicembre 2006 alle banche straniere venne concesso il diritto di offrire servizi denominati sia in RMB che in valute straniere in tutta la Cina, mentre prima del 2006 i servizi denominati in RMB erano limitati alle principali città cinesi e solo da filiali selezionate. Le suddette modifiche permisero alle banche straniere di fare da tramite per l’uso del RMB nei propri paesi d’origine, accrescendo il numero delle istituzioni finanziarie che utilizzavano la valuta cinese.

Ad oggi le attività patrimoniali delle banche straniere ammontano a 2.56 miliardi di RMB, costituendo pero’ soltanto l’1.7% del patrimonio totale di 151.4 miliardi di RMB del settore bancario cinese.

Le principali modifiche introdotte dalla New Regulation.

  1. Eliminazione della somma minima di non-callable allocation (allocazione non riscattabile)

Ai sensi dell’art. 8 del precedente regolamento del 2006, quando una banca interamente investita da capitale straniero o una banca con soci sino-esteri ( joint venture ) costituiva una filiale in Cina, quest’ultima doveva ricevere dalla capogruppo allocazioni non riscattabili per una somma non inferiore ai 100 milioni di RMB ovvero una somma equivalente in valute convertibili come capitale operativo. Tale requisito è stato eliminato nell’art. 8 della New Regulation.

Precedentemente le filiali di una banca interamente finanziata da capitale straniero in Cina avevano difficoltà nell’ aumentare il loro capitale tramite utili non distribuiti o con conferimenti di capitale da parte della capogruppo. Infatti il conferimento di capitale rientra nei c.d. Foreign Direct Investments (FDIs) e necessita l’approvazione di diverse autorità governative, tra cui la CBRC China Banking Regulatory Commission, la State Administration of Foreign Exchange SAFE e il Ministero del Commercio MOFCOM.

Tramite l’eliminazione, per le filiali, del requisito di ricevere dalla capogruppo allocazioni non riscattabili non inferiori ai 100 milioni di RMB, la Cina sta tentando di allentare le restrizioni sul capitale per le banche straniere.

  1. Eliminazione del requisito per le banche straniere di costituire un ufficio di rappresentanza nella RPC

Questa rappresenta una novità importante per il settore bancario cinese. In passato una banca straniera al fine di operare nel mercato cinese doveva apriere e mantenere aperto un ufficio di rappresentanza per più di due anni, prima di poter richiedere l’autorizzazione per la costituzione della sua prima filiale sul territorio. Gli articoli 10 e 12 della New Regulation sono stati modificati rimuovendo il suddetto requisito temporale.

  1. Requisiti più semplici.

Allo stesso tempo, la New Regulation ha semplificato i requisiti riguardanti la richiesta per condurre operazioni commerciali in RMB da parte delle banche straniere. Ai sensi dell’art. 34, la New Regulation dispone che le banche straniere siano in grado di inoltrare la domanda per le suddette attività qualora abbiano operato in Cina per un periodo non inferiore ad un anno, rispetto ai tre anni stabiliti dal precedente regolamento. Inoltre, le banche che faranno domanda per condurre tali attività non saranno soggette al requisito di profittabilità, ma basterà dimostrare un utile d’esercizio dei due anni consecutivi precedenti.

Confronto con le disposizioni per le Banche straniere all’interno della Pilot Free Trade Zone di Shanghai

Ci preme fare un paragone anche con la Shanghai Free trade zone ( SFTZ), alla fine del mese Novembre 2014, sono presenti 45 banche costituite all’interno della SFTZ di cui 22 Banche cinesi e 23 banche straniere. La caratteristica più interessante della SFTZ è il numero delle banche straniere presenti superiore rispetto a quello delle banche locali. Sin dalla sua istituzione, la SFTZ ha promulgato diverse norme allo scopo di incoraggiare la costituzione delle banche straniere all’interno del proprio perimetro e per accellerare la liberalizzazione dei servizi finanziari che includono l’internazionalizzazione del RMB, la convertibilità del conto capitale e la liberalizzazione del tasso d’interesse, solo per citarne alcuni.

Confrontando il limite imposto sul cambio del RMB e sul tasso di deposito nel resto della Cina, all’interno della SFTZ la convertibilità del RMB sembra risultare piu’ libera e non esiste un limite imposto sul tasso di deposito per le valute straniere purché inferiore ai 3.000.000 di dollari.

Queste politiche tendono a migliorare la competitività e la redditività delle banche straniere all’interno del mercato cinese offrendo allo stesso tempo nuove opportunità.

Si vuole eivdenziare che altre 3 Free Trade Zones sono state approvate in Cina, tra cui Guandong, Fujian e Tianjin, ma anche Xi’an, Lanzhou e Wuhan ne hanno fatto richiesta, sembra un’ottima notizia per le banche straniere.

Conclusione

Ad oggi risulta molto difficile per le piccole e medie imprese straniere ( in seguito denominate “SME”) accedere al credito delle banche cinesi, poiché le garanzie offerte dalle SME talvolta risultano insufficienti. A questo si aggiunge il fatto che il sistema di erogazione del credito a favore delle SME, compiuto dalle banche cinesi, è abbastanza limitato quindi poter trattare con banche straniere puo’ risultare piu’ facile per le SME che operano sul mercato cinese, creando un vantaggio per le banche, per le stesse SME e per l’ economia locale.

Se si considera che l’obiettivo del governo centrale cinese è quello di trasformare Shanghai, entro il 2020, nel primo centro finanziario del mondo, il futuro per il sistema bancario cinese sembra avere una grande potenzialita’ di crescita. La New Regulation, entrata in vigore all’ inizio del mese di Gennaio 2015, ha come obiettivo quello di agevolare l’accesso al mercato alle banche straniere le quali dovranno cogliere questa opportunita’ per entrare ed espandersi nel mercato cinese.

Disclaimer 

Questa pubblicazione viene distribuita al solo fine informativo e non rappresenta un parere legale.

Sebbene tutte le informazioni in questo documento siano state ottenute da fonti ufficiali attendibili, nessuna garanzia viene data, relativamente alla loro accuratezza e completezza.

Le copie di questo documento non possono essere distribuite senza la preventiva autorizzazione di D’Andrea & Partners