Mentre il primo ministro Narendra Modi ha recentemente completato il quarto anno di mandato, si avvicinano le nuove elezioni in India. Le politiche adottate nel corso del periodo trascorso alla guida del governo comprendono la ricapitalizzazione delle banche, la riforma della centenaria normativa in materia di fallimento, il completamento di progetti incompiuti e l’adozione di un sistema tributario centralizzato. I risultati complessivi di tutto il suo operato stanno attualmente emergendo. Nel corso del precedente trimestre il PIL indiano è cresciuto del 7,7%, registrando il tasso più alto dai tempi della smonetizzazione, cosicché l’India è tornata ad essere l’economia con il più veloce tasso di crescita al mondo.

In questo articolo presenteremo un resoconto delle principali riforme introdotte dal governo uscente a guida Modi, che hanno facilitato l’attività di impresa in India, con particolare riferimento alle azioni intraprese per la semplificazione degli adempimenti burocratici richiesti per l’apertura di nuove imprese, la possibilità di ottenere informazioni in modo più celere, la facilitazione degli investimenti esteri diretti, la risoluzione delle controversie.

Mentre la legge societaria del 2013 (Companies Act) in ottemperanza al principio del cd. “commencement of business certificate” richiedeva un capitale sociale minimo, a seguito delle modifiche approvate nel 2015 detto requisito non è più previsto. Inoltre, l’adozione di un modello unico per la richiesta del “Permanent Account Number” (un identificativo univoco di ciascun contribuente) e del “Tax Account Number” (TAN) (che deve essere richiesto da coloro che operano come sostituti d’imposta, trattenendo imposte alla fonte – ad.

Esempio dai salari, dalle commissioni, dai compensi professionali, dagli interessi, dai canoni di locazione ecc.) ha reso più semplice l’avvio di una nuova impresa in India. Al fine di semplificare e rendere più veloce la procedura di registrazione delle società di nuova costituzione, il Ministero del Commercio (MCA) ha introdotto un modello integrato denominato INC-29, che unifica la richiesta relativa all’ottenimento del “Director Identification Number (DIN)”, all’approvazione della ragione/denominazione sociale, e alla registrazione della società in un solo modello di richiesta, riducendo le tempistiche necessarie all’avvio dell’attività imprenditoriale.

L’India ha inoltre reso più semplice l’ottenimento dei permessi di costruzione, istituendo un sistema online che ha semplificato il relativo procedimento nelle municipalità di Nuova Delhi e nell’area metropolitana di Mumbai. Queste politiche favorevoli alle imprese, adottate dal Governo, hanno contribuito a far crescere il posizionamento dello Stato nella classifica mondiale “Starting a business”.

La nuova piattaforma EBIZ ha istituito una fonte integrata di informazione sempre disponibile in merito alle opportunità di investimento nonché in merito alle licenze/approvazioni delle agenzie governative. Essa consente un’interazione costante tra governo e imprese, rendendo disponibile la rilevante modulistica e consentendo i pagamenti necessari per l’ottenimento delle concessioni/autorizzazioni da parte di molteplici Ministeri e Dipartimenti amministrativi, come il Ministero del Commercio, l’Ufficio Centrale delle Imposte, il Ministero del Lavoro e dell’Occupazione (ivi compresa la società statale per l’assicurazione sociale dei dipendenti pubblici ed il fondo di previdenza per i dipendenti).

L’attuale governo ha inoltre promosso una maggiore liberalizzazione degli investimenti esteri diretti (IDE) e del regime relativo, con particolare riferimento a settori chiave come la difesa, l’e-commerce, il settore farmaceutico, determinando un afflusso record di denaro pari a 52 miliardi di USD nei precedenti quattro anni. Ciò in particolare attraverso l’incremento delle limitazioni delle quote societarie relative agli investitori stranieri, l’adozione della politica di approvazione automatica degli investimenti (che non prevede l’approvazione preventiva del Governo) e l’attenuazione delle limitazioni previste dalla normativa settoriale per le imprese a partecipazione straniera.

L’introduzione di una nuova disciplina del fallimento è una delle principali riforme adottate dall’attuale governo, con il beneplacito di istituzioni come la Banca Mondiale ed il Fondo Monetario Internazionale. In base alle statistiche adottate dalla Banca Mondiale, risultavano in media necessari 4,3 anni per la definizione di una procedura di insolvenza.

I creditori recuperavano in media 26.4 centesimi su un dollaro. Si tratta di uno dei valori più bassi tra le economie emergenti. Il nuovo sistema normativo si prefigge di cambiare questo status quo: i procedimenti di insolvenza dovrebbero concludersi entro 270 giorni; in caso contrario, le società andranno incontro a liquidazione. Nel corso delle procedure di insolvenza, l’amministrazione sarà affidata a dei commissari straordinari.

Quelle che precedono sono solo alcune delle riforme adottate dal governo al fine di semplificare l’attività di impresa in India: tuttavia, detti esempi illustrano l’obiettivo di creare una solida struttura normativa per incoraggiare lo sviluppo economico. Tuttavia, sussistono ancora numerosi ostacoli per il raggiungimento degli standard fissati, tra i quali possono menzionarsi ritardi nel procedimento di costituzione delle società; le restrizioni degli IDE (Investimenti Diretti Esteri) in taluni settori; i procedimenti di insolvenza e di fallimento ancora pendenti dinanzi al Tribunale Nazionale per le Imprese.

Le menzionate riforme economiche, in virtù dei risultati raggiunti ma anche degli impedimenti ancora sussistenti, avranno certamente un forte impatto per l’esito delle elezioni nazionali del 2019.