La Commissione Europea, organo esecutivo dell’Unione Europea, ha annunciato l’8 Febbraio scorso il nuovo “European Chips Act” (di seguito, anche solo, l’Atto), il quale prevede 15 miliardi di euro in investimenti pubblici e privati sino al 2030. Tale somma si aggiunge ai 30 miliardi di euro per investimenti pubblici che sono già stati previsti da altri provvedimenti.

 

Il Pacchetto “European Chips Act”

Il nuovo European Chips Act contiene una serie di misure volte a rafforzare vari aspetti della catena di fornitura dei semiconduttori, tutte definite come Pacchetto “European Chips Act”, che si compone dei seguenti documenti:

– la Proposta di Regolamento che stabilisce un insieme di misure per rafforzare l’ecosistema europeo dei semiconduttori, nell’ambito di tre pilastri ossia: “Chips for Europe”, “Impianti di produzione integrati di prim’ordine e fonderie UE aperte” e un “Meccanismo di coordinamento per il monitoraggio e la risposta alle crisi”

– la Raccomandazione della Commissione su un insieme di strumenti dell’Unione per affrontare la carenza di semiconduttori e un meccanismo UE di monitoraggio del relativo ecosistema. Attraverso tale azione verrà fornita una risposta coordinata dell’Unione all’attuale carenza di chip, proponendo agli Stati membri di collaborare con la Commissione nell’ambito del gruppo europeo di esperti sui semiconduttori, che coordinerà le misure di risposta e fungerà da piattaforma per il monitoraggio della catena del valore dei semiconduttori; e

– la Proposta di Regolamento del Consiglio che modifica il regolamento (UE) 2021/2085 e che istituisce gruppi di imprese nel quadro di Horizon Europe. Ciò consentirà l’attuazione della strategia “Chips for Europe” attraverso progetti ai sensi della strategia Digital Europe (strategia di finanziamento dell’UE incentrata sull’introduzione della tecnologia digitale alle imprese, ai cittadini e alle pubbliche amministrazioni) e Horizon Europe (il principale programma di finanziamento dell’UE per la ricerca e l’innovazione).

L’Atto mira anche a sviluppare l’Alleanza europea sui processori e sulle tecnologie dei semiconduttori, lanciata nel luglio 2021 e, inoltre, mira a “identificare le lacune attuali nella produzione di microchip e gli sviluppi tecnologici necessari per lo sviluppo delle imprese”.

Garantire la futura fornitura di chip per assicurare la competitività dell’UE

Poiché i chip semiconduttori sono componenti essenziali per i prodotti digitali, in particolare per gli smartphone, le auto moderne, le applicazioni e le infrastrutture critiche per la sanità, l’energia, le comunicazioni, ecc., i chip sono di fondamentale importanza per la moderna economia digitale e per il futuro. Lo European Chips Act mira a rafforzare le capacità dell’UE nel settore dei semiconduttori, garantendo la futura competitività al fine di assicurare la sua leadership tecnologica e la sicurezza degli approvvigionamenti.

L’UE conta nel suo territorio un vasto numero di organizzazioni di ricerca e sviluppo, che sono leader a livello mondiale, ma anche università e istituti di ricerca pionieri nella produzione di alcuni dei chip più avanzati del mondo, con molte aziende dell’UE che rivestono un ruolo cruciale nella catena di fornitura dei chip semiconduttori. Tuttavia, nonostante tali punti di forza, l’Europa detiene una quota di mercato globale della produzione di semiconduttori inferiore al 10 per cento ed è quindi fortemente dipendente dai fornitori dei paesi terzi. A titolo di esempio, in caso di grave interruzione della catena di approvvigionamento globale, le riserve europee di chip potrebbero esaurirsi in poche settimane per alcuni settori, bloccando, quindi, la produttività delle imprese.

L’Atto rappresenta, dunque, uno strumento per l’UE per garantire la sua sovranità digitale, nonché incoraggiare ulteriori innovazioni nel settore dei semiconduttori.

 

Facilitare le regole sugli aiuti di Stato

Un particolare aspetto correlato all’annuncio della Presidente della Commissione Europea  Ursula von der Leyen, riguarda la semplificazione delle regole sugli aiuti di Stato, che mirano a prevenire sovvenzioni illegali e ingiuste concesse dai paesi dell’UE alle aziende, per impianti innovativi di semiconduttori a chip.

L’approvazione di tale finanziamento farebbe leva su una disposizione raramente utilizzata nel trattato UE, che giustifica l’aiuto proporzionato, con un impatto paneuropeo e non oltre lo stretto necessario. In altre parole, affinché un nuovo progetto riceva finanziamenti pubblici nel rispetto delle norme sugli aiuti di Stato, deve superare il test “first of the kind”, che importa la dimostrazione che una struttura simile equivalente non esista o non stia per esistere.

 

Conclusioni

La Presidente della Commissione von der Leyen ha anche fissato un obiettivo ambizioso per questa nuova iniziativa, vale a dire “avere, nel 2030, il 20% della quota di mercato globale della produzione di chip.” Sorprendentemente, l’Europa ha solo il 9 per cento.

Le ultime proposte devono ancora essere discusse e approvate dagli Stati membri e dai legislatori europei. Tuttavia, esse giungono in un momento in cui l’UE sta cercando di rafforzare il proprio ruolo nel mondo della tecnologia. In futuro, la proposta di regolamento sarà quindi discussa dal Parlamento europeo e dal Consiglio, con la partecipazione della Commissione legislativa  per raggiungere un accordo nel prossimo futuro.