Introduzione

Il 9 giugno il Parlamento Europeo ha approvato in via definitiva il nuovo Strumento per gli appalti internazionali (International Procurement Instrument, IPI) che intende incoraggiare l’apertura dei mercati globali degli appalti introducendo misure che limitano l’accesso delle imprese extra-UE al mercato aperto degli appalti pubblici dell’Unione Europea qualora i rispettivi governi non offrano un accesso analogo alle gare d’appalto pubbliche alle imprese UE in cerca di affari.

L’obiettivo finale dell’IPI è quello di favorire l’apertura dei mercati protetti e di porre fine a qualsiasi discriminazione nei confronti delle imprese dell’UE in Paesi terzi. Va notato che la Commissione europea ha il potere di determinare se e in quale misura le imprese di un Paese terzo saranno soggette a una misura IPI, a seconda dell’entità delle barriere commerciali.

Contesto

Il mercato degli appalti pubblici dell’UE è uno dei più grandi e accessibili al mondo. Tuttavia, molti dei principali partner commerciali dell’UE applicano pratiche restrittive nei loro mercati, discriminando le imprese europee. Nonostante ciò, l’UE ha aperto il proprio mercato degli appalti pubblici a molti beni e servizi provenienti da Paesi terzi, dal momento che la chiusura dei mercati degli appalti pregiudica la concorrenza e la trasparenza e aumenta i costi dei beni e dei servizi pubblici per i contribuenti.

Ambito di applicazione dell’IPI

L’ambito di applicazione dell’IPI sarà limitato ai contratti al di sopra di una certa soglia, vale a dire gare d’appalto del valore di almeno 15 milioni di euro per opere e concessioni (ad esempio, costruzione di strade o ponti) e di 5 milioni di euro per beni e servizi. I fornitori dei Paesi economicamente meno sviluppati o dei Paesi in via di sviluppo non saranno interessati dall’IPI.

Sarà inoltre obbligatorio per le amministrazioni aggiudicatrici prendere in considerazione i requisiti sociali, ambientali e lavorativi nel giudicare le offerte di gara.

Misure IPI

Nel caso in cui siano presenti barriere agli investimenti negli appalti pubblici di un Paese terzo da cui provenga un’offerta, le misure IPI possono assumere la forma di una penale sul prezzo o di adeguamenti nelle valutazioni delle offerte di detto Paese, o di esclusione di alcune offerte del Paese stesso, sulla scorta di determinati criteri.

Prima di adottare tali misure, l’UE contribuirà innanzitutto ad affrontare il problema alla radice, avviando indagini sui casi di presunte restrizioni per le imprese dell’UE nei mercati degli appalti dei Paesi terzi e avviando consultazioni con il Paese interessato sull’apertura del suo mercato degli appalti. In seguito, l’UE potrà limitare l’accesso al mercato degli appalti dell’UE per le imprese straniere qualora queste provengano da un Paese che mantiene restrizioni nei confronti delle imprese europee.

Conclusioni

L’UE ha da tempo auspicato la fine delle misure protezionistiche sui mercati internazionali degli appalti pubblici e l’adozione ufficiale dell’IPI sembra certamente un passo nella giusta direzione sia per l’economia europea che per le proprie imprese all’estero che entrano nei mercati internazionali degli appalti pubblici. Inoltre, gli impegni già assunti dall’UE, tra cui l’Accordo sugli appalti pubblici dell’OMC e gli accordi commerciali bilaterali non saranno influenzati da questa iniziativa.

Dopo l’adozione ufficiale da parte del Consiglio dell’UE, il regolamento entrerà in vigore il 60° giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione Europea.